Confessione n.33

Sento la tua lontananza come lame che mi feriscono, ma non in profondità, sono tagli piccoli, che sminuzzano la pelle e mi fanno diventare quasi liquida. Fa male, perché è un dolore continuo ed atroce.

Vorrei averti qui, vorrei averti qui.

Non mi concedo un attimo di pace, tra alti e bassi, continuo a scrivere nutrendomi della mia sofferenza. Sarà questo “il male di scrivere”? Sarà che mi abbevero dal mio stesso dolore per far crescere questa mia passione?

Non so di cosa si tratta, in ogni caso io scrivo. Per non dimenticare, per non lasciarmi andare.

Confessione n.32

Oggi mi sono svegliata di malumore. Non che ci sia niente di strano, mi capita da anni.

Però oggi il mio cuore batteva con insistenza e con forza, sempre più veloce.

La massima di oggi è arrivata a 150. E stavo male, malissimo. Sono arrivata ad un punto dove faticavo a vedere, la mia vista era come increspata. Come delle onde del mare nei miei occhi.

Ho pensato, ovviamente, che sarei diventata cieca. Ma poi, con qualche goccia di valium e un respiro in più, mi sono calmata.

E anche il mio cuore ha ricominciato a battere meno velocemente. E ho ripreso a vedere normalmente.

Oggi è stato un giorno strano. Bruttissimo, ma che mi ha insegnato che non sempre le cose vanno male. Certo, non è sano in una ragazza di 22 anni avere la massima a 150, però, almeno non sono diventata cieca.

Confessione n.31

Questa è la fine del nostro amore. Non è una fine tragica e se il mio cuore si è spezzato, ogni piccolo pezzettino è caduto silenziosamente.

Ho sempre vissuto cercando di fare meno rumore possibile.

“Non dirmi niente”. Le tue ultime parole mi uccidono. Quanto ti ho amato e quanto ti amerò non lo sai nemmeno tu.

Le mie lacrime, combattono tra di loro, per vedere quali di queste, mi ferisce di più.

Citazione n.12

“Quando i nostri sensi conoscono qualcosa più a fondo di quando quella cosa ci manca? Ed ecco un altro presagio: il mondo diverrà un tutto unico. Poiché desiderare una mano sui capelli è quasi come sentirla davvero. E cosí qualsiasi cosa possiamo perdere, un desiderio disperato ce la restituisce di nuovo. Benché sogniamo senza neppure saperlo, il desiderio intenso, come un angelo, ci rifocilla, ci liscia i capelli, e ci porta fragole selvatiche”.

Le cure domestiche di Marilyeen Robinson

Confessione n.30

Sono passate quasi due settimane. Due settimane in cui ho cercato il tuo profumo ovunque. Fa male sapere che sei vicino, ma questa maledetta quarantena mi tiene distante da te. Il pensiero di volerti vedere, e abbracciare, mi rende egoista rispetto a tutto quello che ci sta succedendo intorno. Quante persone sono morte per questo virus? Quante persone moriranno?

Ed io non penso ad altro che a te.

Egoista! Margherita, sei egoista. Lo vorresti vicino, è un’ossessione. È un maledetto pensiero costante che ti fa avere continui sbalzi d’umore.

Non esco di casa. Ma il tuo profumo lo sento ancora come se fossi qui con me.

Citazione n.11

SOLO CON TUTTI, CHARLES BUKOWSKI

La carne copre le ossa

e ci mettono dentro

una mente e

qualche volta un’anima,

e le donne spaccano

i vasi contro i muri

e gli uomini bevono

troppo

e nessuno trova quello

giusto

ma continuano

a cercare

trascinandosi dentro e fuori

dai letti.

la carne copre

le ossa e la

carne cerca

per qualcosa in più

che carne.

non c’è nessuna

possibilità:

siamo tutti intrappolati

in un destino

singolare.

nessuno trova mai

quello giusto.

gli immondezzai della città sono pieni

i robivecchi pieni

i manicomi pieni

gli ospedali pieni

i cimiteri pieni

nient’altro

si riempie”

Confessione n.29

Le giornate incominciano a diventare una uguale all’altra. Sono sempre un po’ stanca, effetto dello Xanax. Però la mia mente reagisce. Sto iniziando a liberarmi dall’ansia pressante, sto imparando a non piangere troppo la notte.

Dentro di me, la consapevolezza e la speranza che non sia tutto come prima, che la nostra relazione, possa andare avanti. Forse mi sbaglio, ma il mio cuore non sente ragioni. Sei l’uomo sbagliato, al momento sbagliato, ma l’amore che provo è troppo forte. È troppo forte per lasciarlo andare via. È troppo forte per smettere di pensarti.

Lo so, mi farai ancora del male. Ma sono un’incosciente che ti ama, e vorrebbe aggiustare gli sbagli. Non torno indietro, io voglio solo andare avanti. E poi la vita non è che questo, un passo in avanti, qualche altro passo indietro, poi magari uno sprint, e ci si ferma.

Adesso che il mondo si è fermato, posso riflettere e pensare. Posso amarti dolorosamente, posso lasciarmi andare. Non ti vedo da 11 giorni, e ancora non è finita perché questo periodo di quarantena ci tiene distanti. Siamo così vicini, ma anche lontani.

Citazione n.9

“Ma non c’è oblio, né sogno: carne viva. I baci legano la bocca in una rete fitta di vene recenti e per chi soffre il suo dolore sarà senza tregua e chi teme la morte la porterà sulle spalle.”

(da “Se ne andrà il nostro amore cantando” di Federico García Lorca)

Citazione n.5

“Avevamo la buffa sensazione che ormai poteva succedere di tutto, visto che avevamo capito di non avere più niente.”

Di cosa parliamo quando parliamo d’amore, Raymond Carver

Poesia n.41

IO NON DIMENTICO

Come posso credere

Ancora

Alle tue parole?

Mi hai lasciata

Vuota

Quando io

Ti avevo dato

Tutta me stessa.

Avevi promesso,

Che ci avresti provato;

Ma io non dimentico

il tuo amore bugiardo.

Io non dimentico

Il dolore che mi hai procurato.

Citazione n.4

“L’amore finisce sempre. Lo sappiamo tutti, ma ci innamoriamo lo stesso. È la stessa cosa che accade con la vita. Sappiamo tutti che prima o poi finisce, ma viviamo lo stesso. Forse è proprio perché sono destinati a finire che l’amore e la vita sono meravigliosi.”

Se i gatti scomparissero dal mondo, Kawamura Genki

Confessione n.28

Fa male, fa malissimo. Avrei tanto bisogno di urlare tutto il mio dolore e invece sono qua, in camera, seduta in silenzio. Scrivo, ma non è abbastanza in questo momento.

Non sono una persona che urla, o che sbraita, o che si sfoga su altre persone (di solito). Ma sento davvero il bisogno di urlare. È difficile stare qui, pensare a tutto quello che ho passato in questi mesi e restare calma. L’ansia mi assale, so di aver sbagliato ma so anche che l’amore non passa da un giorno all’altro.

Non voglio parlarti, non voglio starti vicino, ma è una situazione complessa per tante ragioni. So che stai male, stai malissimo, ma è necessario tutto questo per andare avanti. Ci eravamo promessi tante cose, che nonostante tutto quello che poteva capitare, ci saremmo stati vicini. Che grande errore! Io non posso starti vicino. E la verità è che tu mi fai solo del male. Ed io che ho imparato ad amare il dolore, mi sono ritrovata sommersa da esso. Non posso continuare a vivere così.

Dico sempre che è un “periodo” difficile. In realtà, è più o meno da quando sono nata che soffro, quindi si potrebbe quasi dire che è una vita dura.

Quindi sì, è una vita molto dura.

Confessione n.27 (sì, fa male)

Ho sperato di vedere amore nei tuoi occhi. Ma tu non ci sei. Non esiste una relazione dove l’altra persona ti VUOLE fare del male, non esiste. E mi chiedo come farò, ma in un qualche modo me la sono sempre cavata. Spero solo di non caderci ancora in questa situazione, avrei dovuto andarmene molto tempo fa, e invece anche questa sera ero con te. “Tu non hai mai provato dolore” mi dici. Se pensi questo, non mi conosci. Se pensi di essere l’unico che soffre, hai sbagliato tutto. Se pensi che i tuoi problemi si risolvano bevendo, hai sbagliato ancora. Io posso perdonare, ma non sono stupida, io non dimentico, niente.

Cosa c’è di sbagliato in me? Come ho fatto ad innamorarmi di te? Perché gli altri riescono ad andare avanti e a capire che ci sono delle persone che per quanto abbiano bisogno di amore, non sono fatte per te, e io invece mi ostino a sbattere la testa contro un muro?

È finita, adesso è finita.

Confessione n.26

E così, invece di lasciarmi andare alla disperazione, ho fatto in modo che oggi fosse una giornata produttiva. Tutto ciò, comprende: alzarsi dal letto, fare colazione, lavarsi i denti e la faccia, cercare di non pensare troppo alle cose che mi preoccupano e in fine ma non meno importante, montare due armadietti portaoggetti. Per fare questo, ho impiegato tutta la mattina, ma una volta che li ho montati e ho messo tutte le mie cianfrusaglie al loro interno, mi sono sentita piena e soddisfatta.

Vorrei che ogni giorno fosse così. Pieno di piccole cose da apprezzare.

Confessione n.25

Sto male. Sto veramente male. Sono nauseata da tutte queste emozioni che mi stanno annientando. Sono troppe, non riesco a controllarle. Mi tremano anche le mani, forse perché vorrei fare qualcosa, ma non posso fare niente. Sono impotente.

Ma perché devo passare una vita così? Per quale motivo mi devo ritrovare ogni volta a questo punto? Non sono più sicura di niente, nemmeno di me stessa e questa cosa mi ferisce perché credevo di aver raggiunto qualcosa e invece non è vero. Non so più quale parte ascoltare di me. Sono stanca.

Citazione n.3

“C’è gente così, gente convinta che tutti i dolori si assomiglino e che esistano formule e intervalli di tempo per superarli.”

Il quaderno di Maya, Isabel Allende

Citazione n.2

“Lui dice che noi non siamo qui per correggere le nostre alterazioni ma per imparare a convivere con esse. E che uno dei nostri problemi principali è di riconoscere queste alterazioni e accettarle. Proprio come ognuno di noi ha una particolare maniera di camminare, ha anche una sua particolare maniera di sentire, di pensare e di vedere le cose. Anche se uno vuole correggerla, non ci può riuscire facilmente, e se riesce a farlo forzando se stesso, qualche altra parte di lui comincia a non funzionare più bene.”

Norwegian wood, Murakami Haruki

Sulla paura di vivere

Quando temi che tutto possa finire, ecco, proprio in quel momento, hai incominciato a vivere davvero. Forse proprio i miei tentativi di suicidio, mi hanno aperto gli occhi sul senso della vita. Lo ripeto, io non ho paura della morte. Proprio perché ho capito che non c’è nessun senso, che niente di tutto questo ne vale la pena. Eppure spero ancora in qualcosa. Forse di essere più sprovveduta, di temere che ogni cosa possa finire. La paura di perdere la persona che più amo al mondo, quello forse, sì, mi dimostra che questa speranza di leggerezza si sta impadronendo di me. Quindi sì, o con te, o con nessun altro. Lo ammetto, in me vivono due persone completamente diverse. Sono davvero molto arrabbiata con me stessa, perché fatico ad esprimere quello che sento. Ma è colpa mia se quello che sento è una volta in un modo e poi completamente differente? Non ne farei una questione di colpa, solo una questione di vita.

Quando tutto questo finirà

Quando tutto questo finirà, non ci sarò più nemmeno io. Ho perso fiducia in tutto ciò che mi circonda, non mi resta niente, forse solo questo peso che ho sul petto. Questa illusione dell’amore mi aleggia intorno. Se soffro così tanto è solo merito suo. Vorrei non essermi presa le mie responsabilità, vorrei non aver fatto quel passo in avanti ma soprattutto, adesso, in questo momento, vorrei essere morta. Eppure sono ancora qui che scrivo, che rifletto e penso se ancora ne valga la pena. Ne vale la pena? Ne vale davvero la pena? La risposta è che niente di tutto ciò che ho intorno a me ne vale la pena. Vivere per cosa, poi? Vivere per delle illusioni? Perché crediamo che non ci sarà mai nessuno al mondo come noi? Tutto ciò è sbagliato. Siamo solo dei parassiti, stiamo distruggendo ogni cosa. Eppure io sono una codarda, desidero la morte ma non faccio niente per rincorrerla.

Pensieri sparsi

Benché io dica che l’amore non esista, rimango comunque delusa quando questo pensiero diventa realtà. Forse perché la ragione e il cuore, nel mio caso, non seguono lo stesso percorso. Sono a conoscenza dei miei punti deboli, io sono solo una codarda che non ha il coraggio di reagire. Non ho la forza di esprimere quello che penso e non c’è davvero niente di peggio che andarsene a testa bassa. E comunque ho smesso di cercare di capire gli altri, perché l’incomprensibilità è parte intrinseca di noi esseri umani.

Sull’amore

Sono profondamente convinta che l’amore non esista. Ciò che noi scambiamo per amore, è invece il desiderio (inconscio e non) di procreare. Siamo nati per creare vita, per portare avanti la nostra specie. Nient’altro. Siamo convinti di essere spinti dall’amore, ma ciò che si nasconde dietro questo processo, è solamente il bisogno, la necessità di portare avanti la specie umana. Tutto ciò è davvero deludente. È deludente perché gli esseri umani non sono altro che batteri e virus che non fanno altro che distruggere questo pianeta. È un circolo vizioso: procreiamo e distruggiamo. Da ciò si può ben notare la mia infinita misantropia. Non ho fiducia in nessuno, fatico a sopportare me stessa, non vedo perché dovrei farlo anche con gli altri.

Le persone fanno male

Le persone fanno male, sono aghi acuminati senza consapevolezza che perforano l’anima. È inutile chiederti perché le persone che dicono di amarti, sono, in fondo, quelle che ti fanno soffrire di più. È inutile, è tutto inutile.

Niente esiste

Aveva pienamente ragione Mauro, quando mi ha detto che l’amore non esiste. È solamente un’illusione umana quella di credere che siamo legati da sentimenti. È come sperare e credere, quello che desideri non accadrà mai, altrimenti io sarei morta da un pezzo. Cosa vuol dire essere una “figlia”? Niente. Semplicemente sono nata da te, ma nessun legame ci unisce. Io non amo. Io praticamente non esisto. È tutto inutile, nasci da solo, muori da solo. La tua esistenza non ha valore. Non ne posso più, niente ha senso, non ho mai vissuto, non sono mai esistita e di certo non comincerò a farlo adesso. Non fa nessuna differenza vivere o morire, perché il nulla più assoluto ci sovrasta ovunque. È inutile pensare di poter amare, pensare di voler fare del bene. Siamo tutti nati con il nostro destino in tasca. La morte.

Confessione n.23

[… Tentare di morire perché tutto diventa troppo, troppo forte e benché credevi di riuscire a sopravvivere e invece stavi annaspando in una pozzanghera. Poi scoprire che c’è sempre una ragione. Ché magari la ragione è proprio renderti più forte, dimostrare a te stessa che quella pozzanghera nella quale stavi annegando è solo il riflesso delle tue paure e che se sei ancora qui, il motivo è che l’amore che ti circonda ma soprattutto quello che hai dentro, non è ancora arrivato ad esaurirsi.]

Confessione n.22

N.22 come gli anni che ho compiuto ieri, neanche a farlo apposta!

I compleanni mi fanno sempre una certa impressione, sarà che quando ho compiuto 16 anni ero convinta che non sarei arrivata oltre.

Ogni volta mi stupisco di me stessa, di come le cose cambino di anno in anno. Un anno fa ero una persona completamente diversa.

Se c’è però una cosa che mi spaventa, è essere consapevole che tra un anno le cose cambieranno ulteriormente. Non dico che cambieranno in peggio, ma l’idea proprio che non saranno come sono adesso, mi spaventa.

Questo perpetuo cambiamento che coinvolge le nostre vite mi toglie il respiro. Ho paura.

Una cosa che ho sempre cercato nella mia vita e che non ho mai ottenuto, è un po’ di stabilità. Come se fosse una cosa che ordini al ristorante – “salve vorrei ordinare un po’ di stabilità perfavore, sì grazie, accetto volentieri anche una birra insieme”.

Vorrei poter fare qualcosa, costruire qualcosa che non si spezzi in due secondi. Forse è una cosa che deve partire da me, forse è colpa mia se ancora non ci sono riuscita. Sono consapevole di essere una persona che cambia in maniera quasi compulsiva ogni aspetto della sua vita. A partire dalle relazioni con gli altri esseri umani, queste praticamente incomprensibili per me. Aspettative e delusioni sono all’ordine del giorno.

Devo impegnarmi su qualcosa che nemmeno io posso distruggere. Per esempio la scrittura e la lettura, mie grandi alleate.

Racconto n.1

Cosa ci faceva un contenitore pieno di albicocche sul tavolino di un bar poco raccomandabile? Forse un gesto di cortesia in un luogo così estraneo per lei. Ma mano a mano che i giorni passavano, incominciava a sentire di aver trovato un posto sicuro. Come era sempre stata la libreria vicino a casa. Soltanto che questa volta si tratta di un bar dove sta passando la serata. Forse è una cosa promettente trovare un luogo sicuro. Un luogo di pace, dove poter scambiare una parola o due, bere una birra e godersi la vita.

Quelle albicocche ancora leggermente acerbe, promettono una dolcezza infinita. Richiedono solo qualche giorno.

Confessione n.21

Ho smesso di essere felice quando ho capito che la felicità non porta da nessuna parte. Non voglio più farmi trascinare dalle emozioni qua e là. A che scopo poi? A cosa serve continuare così? Sono stanca di “vedere come vanno le cose”. Sono davvero stanca di essere così moralmente piatta. Che senso ha farmi continuamente influenzare da quello che accade?

Confessione n.20 (farà male)

Inizierà una nuova era, o una nuova vita. Non ho davvero più fiducia nel genere umano. Le persone fanno schifo. Riguardo questa tematica non ho altro da aggiungere signor giudice.

Non so cosa pensare, forse perché ho perso tutto. Ho perso tutto. O forse mi si è spalancata una porta.

E se non fossi mai esistita? Sai quanti dolori risparmiati? Sono già stanca, perché ho paura, se già fa male così, dopo come sarà? Sono persa, non so con chi parlare. Ci sono solo io, come è sempre stato…

Ma ti ricordi quando amavi così appassionatamente Elena? È stato così che hai iniziato a perdere te stessa per dar spazio agli altri.

Aver perso anche Jack mi fa un male cane. Vedi, l’ho già detto. A me piace farmi del male. Anche se sapevo che era uno sbaglio lasciarlo andare, l’ho fatto lo stesso. Perché sono fatta così.

Cazzo se ci ho provato, ma è bastata un po’ di brezza fresca per mandare tutto a puttane.

Questo è quello che penso di me e del genere umano. Non esiste un equilibrio, ci siamo solo noi ed è così sconsolante e fa male perché speravo di poter imparare dai miei errori, ma tutto ciò non è possibile.

Poesia n.40

Sono persa,

Confusa

Disorientata

O ancora

Smarrita

Dissipata

Sperduta

D’amore per te.

Poesia n.39

Non serve andare lontano

Per sentirsi fuori posto.

D’amore

Cos’è questo vuoto che sento sul petto?

Sei andato via ed io ho perso un pezzo di me.

Fa così male, ma non è solo vuoto, assenza

È un dolore straziante che mi toglie i sensi.

Tutto coincide, anche se niente ha più senso.

Doveva essere così, ed è stato.

E anche la pioggia ha perso il suo significato.

Poesia n.38

Ammetto che sono persa

Non che io abbia bisogno di essere trovata

Sono persa come una persona si perde in una folla

Quando cerca di trovare i propri amici.

Persa come un turista che ha preso la strada sbagliata.

Persa come se sapessi dove devo andare

Ma non ho idea di come arrivarci

Senza girare a vuoto.

Confessione n.16

Sono passati sette anni.

Sono convinta che quando ti innamori veramente è per sempre. Per quanto le strade che una volta ci hanno unito, adesso sono separate e lontane anni luce.

Non so più niente di te. Sei sicuramente una persona diversa. Gli esseri umani cambiano, e questo è un dato di fatto.

Ma dubito che dimenticherò il tuo viso, o la tua risata, o le tue labbra.

Mi immagino da anziana, nella testa ancora il tuo pensiero.

L’amore puro è fatto così.

La mia vita va avanti comunque, ma è accompagnata in sottofondo da una musica dolce. Il tuo nome.

Sono contenta di averti conosciuto, di aver condiviso una parte della mia vita con te. È stato tutto molto doloroso e bello.

Il tuo ricordo mi accompagna, mi rende felice.

Sono consapevole che non ti rivedrò mai più, ma questo pensiero non mi ferisce.

Non ho avuto il tempo di abbracciarti, sei scappata via. Ma ci sarà sempre un posto per te, dentro di me.

Oggi ho parlato di te; rido perché parlo come se sapessi chi sei veramente. Non ho la minima idea di come tu sia esteticamente o caratterialmente adesso. Sette anni ti avranno di sicuro reso una persona diversa rispetto a come ti ricordo io. Ma per me rimarrai sempre uguale.

Poesia n.37

Leggo di un amore che porta alla morte.

Storie infelici.

E mi chiedo:

«Dove sono finita?».

Non era forse questo il posto tanto detestato?

Quel luogo pieno di gioia e di fortuna,

Non credevo di meritarlo.

Invece adesso sono qui,

All’ombra di un cipresso.

E sorrido

Con occhi pieni di ardore

Di questa vita che mi sembrava tanto lontana.

Confessione n.15

Devo imparare a non cancellare niente, neanche quello che mi fa sentire inadeguata. Devo imparare che forse ciò che è necessario è prendersi una pausa da tutto prima di scoppiare. Questo non lo imparerò mai…

Ma magari è davvero tutto così e non ci sono tutte queste grandi sorprese. Poi mi chiedo perché mi stanco così facilmente degli altri. Sono la prima che cerca di legarsi a qualcuno, ma nello stesso momento in cui sento che questa possibilità diventa concreta, mi allontano. Non è solo paura di rimanerci male, è proprio il fatto che gli altri a lungo andare mi annoiano. Come io annoio me stessa.

Ogni tanto desidero annullare questo impulso che mi tiene prigioniera in una cella di solitudine. Ma poi mi accorgo che senza questo, finirei con il diventare qualcuno che non sono io.

Ma io basto a me stessa? Sono davvero abbastanza?

Confessione n.14

Probabilmente adesso direi che sono un po’ stanca di tutte queste persone che svaniscono nel nulla. Ma alla fine è solo un pensiero che ho dentro e che non dirò mai ad alta voce.

Anche perché la cosa più difficile che sto imparando sulla mia pelle, è che nessuno ha davvero bisogno di noi e noi non abbiamo davvero bisogno di nessuno. Certo, ognuno di noi cerca con tutto se stesso e brama ardentemente la presenza di una persona che sia il più possibile vicina; e in più cerchiamo anche consolazione in essa! Il fatto è che comunque tu sei sempre tu anche senza questa mirabolante persona. Anche se lei ti abbandona, e l’assenza diventa straziante, le cose che lei ti ha cucito dentro (attraverso le esperienze vissute insieme e la gioia e il dolore) rimangono per sempre. Anche se fa male, tu esisti e resisti comunque senza lei che ti faccia da sostegno. Le persone vanno e vengono. E tu sei sopravvissuto ad ogni singola assenza.

Quindi, dimmi ancora che hai bisogno di qualcuno per sopravvivere, e io ti dirò che tutto quello di cui hai bisogno è dentro di te.

Confessione n.13

Dai momenti di disperazione si può venire fuori, e io ne sono la prova vivente. Se un giorno sono molto giù, mi capita una piccola cosa e posso aggrapparmi ad essa per risalire. La mia prospettiva cambia del tutto. Non dico che è sempre così facile, nel senso, se hai l’umore altalenante come il mio, è molto semplice. E poi io tendo a svalutare ed idealizzare le persone in un battere di ciglia.

Stavo dicendo, dai momenti di disperazione si può uscire. Ma cazzo, non è questo il punto! Non dico che sia bello soffrire, ma ti insegna davvero tante cose. Se non avessi sofferto, io non sarei nessuno. Forse perché il dolore mi definisce. Forse perché mi sono attaccata ad esso e non l’ho più lasciato andare. Forse è malato pensare che la felicità non ci possa appartenere, e quando capita un momento di gioia, lo scacciamo pensando che non faccia per noi. Non credo sia giusto pensare che non ci meritiamo un momento di pausa dalla vita. Ma quante persone soffrono incondizionatamente e poi si lasciano andare? È così triste pensare che non possiamo aiutarci a vicenda. Che la speranza è vana.

Ma adesso, adesso, è questa la situazione. Se noi riuscissimo a dare più peso alle cose importanti, invece da farci prendere da quelle che non hanno alcuna importanza. Se noi riuscissimo a vivere tutti i momenti della vita, belli o brutti che siano. Se noi solo provassimo, a dare un senso alle cose che abbiamo attorno. Forse il mondo sarebbe un posto più piacevole in cui vivere.

Adesso non dirò che c’è bisogno di equilibrio, per vivere in maniera più sana. Adesso non dirò che è necessario apprezzare il dolore, per conoscere la vera gioia. Adesso non dirò che anche quando mi sento male, sono felice perché mi accorgo di esistere.

 

Cose vecchie n.1

E’ mattina, sono le  7.26, sono appena scesa dal letto e mi dirigo verso la sedia in cucina. Mi chiamo Margherita, e devo dire la verità, questa è una storia reale. Non c’è più tempo per pensare, ed è così brutto quando stai per morire. Ma non oggi, non ora. Faccio colazione, mangio i biscotti, sbriciolo sulla tovaglia, bevo il caffè con dentro il latte e i granuli di pappa reale perché sono una persona stanca, bevo l’aranciata con 3 cucchiai piccoli e delicati di zucchero. Penso che oggi lascerò tutto qui, gli occhi è come se mi si fossero incollati alle pupille, non vogliono stare aperti, sono stanca come ogni mattina, e mi sveglio rassicurandomi che poi tornando a casa sarei potuta andare a dormire. Valeria sgranocchia le gallette di mais e beve il caffè. Valeria è mia mamma. Non mi piace questa mattina, il mondo non mi piace. E’ per questo che lascio tutto sul tavolo senza nemmeno guardare, e sento il suo sguardo che mi scruta dietro le spalle, sento che sta pensando a cosa possa provare io in questo momento. A volte me lo chiede, a cosa pensi. Io a volte dico nulla, anche se so che è impossibile non pensare a nulla, a volte dico la verità, e parlo di cose a cui ho pensato, altre volte non riesco a dirlo, perché la domanda mi fa scordare a cosa stavo pensando, oppure penso che potrei rispondere che sto pensando alla domanda che mi ha fatto perché così sarebbe la verità. Non amo le bugie, questo significa che le odio. Io voglio essere chiara. Me lo sono promessa, voglio arrivare alla fine della mia vita senza dire quello che non penso, anche se quello che dovessi dire potesse far soffrire una persona, dovrebbe non importarmene. Io non so, ma ho la netta sensazione che il mondo non sia reale. Nemmeno le persone, gli animali, le cose. I casi non sono reali. Hanno detto che quando dormi muori, e per quanto mi piaccia dormire, ora ho paura. Perché se la mia anima dovesse perdersi, e può capitare, perché ci sono un sacco di persone che si addormentano e poi muoiono nel sonno, io poi non potrei più riavere quella che sono. Anche se ci ho pensato, e a dire la verità morire così non sarebbe affatto male. Non voglio morire bruciata, non voglio essere strangolata, non voglio morire soffrendo. Il fatto è che soffriamo tutta la vita, almeno la morte potrebbe essere dolce. Gli artisti fanno cose a cui gli altri non pensano, a me piacerebbe fare una mostra dove invece di esserci opere d’arte, ci sono foto di visi di persone mentre guardano opere d’arte. Credo che non sarebbe una brutta idea, e allora mi sento un po’ artista. Magari esiste già, ma non lo voglio sapere. Perché comunque è una mia idea, è uscita da me e di questo sono sicura. Io non so come sia vivere nel corpo di un’altra persona, forse si prende coscienza di questa cosa solo più avanti, a me sinceramente non interessa vivere negli altri. Anche se sono sicura che sarebbe diverso. Ma io ho paura di quello che è diverso, perché ti fa soffrire doppiamente.

Da oggi sono 6 giorni che non piango e non mi arrabbio più. E’ stata una decisione ben ponderata. I sentimenti da scartare sono stati soppressi, così non mi devo preoccupare di ciò che provo. Non mi arrabbio più, niente mi ferisce più e a me sembra giusto così. Vorrei non essere consapevole della mia consapevolezza, vorrei non conoscere quello che ho vissuto. Anche se quello che ho vissuto mi ha fatto capire che l’unica cosa importante in questa vita è non credere a niente. Però ora basta, non scrivo queste cose, perché non voglio essere questa persona, voglio essere quella che raccoglie briciole dalla tovaglietta perché le briciole sono brutte.

Voglio morire ma ho paura della morte. Voglio scrivere ma non voglio essere banale. Cos’è la morte? Quando la volontà sparisce. Cos’è la banalità? La morte della scrittura.

Le persone rilevanti mi fanno paura. L’unica fortuna è che sono poche. Quando ci sono loro sono diversa. Hanno sempre qualcosa di importante da dire e io dovrei girare con un quaderno dove poter appuntare ogni piccola sillaba che esce da quelle bocche. Danno lezioni di vita in pochi secondi, anche se una cosa brutta c’è. Dopo che hanno smesso di parlare, a te sembra sia tutto chiaro nella tua testa, non hai domande che vagano per la mente imperterrite. Poi appena se ne vanno o te ne vai tu, le parole si mischiano e dentro di te non rimane più nulla, se non uno stralcio minimo di ciò che hanno detto e allora tu ti maledici perché avresti voluto prendere quel maledetto quaderno. A me capita spesso di pentirmene; ma ancor peggio è portarsi dietro il quaderno bianco. Se la gente vede che hai il quaderno bianco sotto mano e che incominci ad appuntare ogni frase, allora a loro volta incominciano a dire cose idiote e banali, senza alcun senso. Non credo ci sia una soluzione a tutto questo. A me capita sempre di vivere in situazioni simili quando vado dalla psicologa. Cioè, per meglio dire, mi capita quelle poche che ascolto con attenzione quello che lei dice e sento dentro di me che ho la necessità di rispondere alle sue domande e di spiegare ciò che sento. No perché non è che ogni volta che ci vado mi capita, anzi. La maggior parte delle volte dentro di me si crea solo tanta confusione e non appena esco dalla stanza vorrei solo piangere e non parlare con nessuno. Ma ovviamente appena esci da un incontro con una psicologa vogliono sapere tutti cosa ti ha detto e come è andata e iniziano a farti una serie interminabile di domande che non hanno nessuna risposta disponibile in quel momento. Allora io cosa faccio, mi riduco alla sera, prima di andare a letto, a riordinare le idee e quei maledetti pensieri non fanno che appendersi come quadri alle mie pupille. Ed ecco come la sottoscritta finisce con il non dormire.

Poesia n.36

Dell’ombra del vulcano

Mai nessuno s’accorse

Il dolore gelò i loro occhi

E la furia e la tempesta e il caos

La lava distrussero col tempo

Il giorno fu restituito

Ma mai fu ritrovata la sua ombra.

Confessione n.12

Ascolta queste parole di commiato dalla mia migliore amica che partiva per l’America: “Sentirò sempre un gran vuoto che nessuno riuscirà a colmare; solo tu, appena ti vedrò! Anche se io e te non ci vediamo ogni giorno e non ci sentiamo sempre, non vuol dire niente. Perché ci tiene strette un legame fortissimo. Non ci sarà persona, luogo o tempo che ci separerà. Non categorizzare un certo sentimento, se cerchi di riconoscerlo finirai per limitarlo. E ciò che non impariamo mai, è che l’amore è sempre diverso, e si nasconde in un moto perpetuo. Non chiederti cos’è, smetterà di esserlo. Troppe domande ti fanno dimenticare ciò che veramente sei. E poi ci vogliono anni per riconoscerti. In questo momento so per certo quello che sto provando ed è una cosa strana perché la maggior parte del tempo mi sentivo persa. Ci ho messo tanto, e ho perso tante cose, e sai una cosa? Il mio rammarico non è né acuto, né grande, né continuo. Il dolore ci sta, se non ci fosse tutto il resto non avrebbe senso. Quindi goditi ciò che hai, anche se è una fottuta sofferenza, perché vedrai che dopo arriverà ciò che cerchi”.

(Ho trovato questi messaggi che ci inviavamo per pura casualità, credevo di averli persi, e invece proprio oggi li ho ritrovati. Speravo di trovare una “me” più matura, ma non è stato proprio il caso. Sono delusa, amareggiata, ma comunque è sempre bello far riemergere vecchi ricordi)

Confessione n.11

Sai, credo di meritare un po’ di serenità, felicità e tutte quelle cazzate a cui aspirano questi fan sfegatati della vita. Credo di meritare un bacio sotto la pioggia. Credo di meritare per una volta qualcuno che mi ami per davvero, nonostante tutto. Credo di meritare qualcuno che mi dica:” You’re the smell before rain, you’re the blood in my vains” o qualsiasi altra cosa che mi possa rendere felice. Credo di meritare il fatto che io possa ogni tanto scordare tutte le cazzate che mi hanno reso più debole o fragile o semplicemente me stessa.

A volte spero che tutto questo non sia reale e che io non sia obbligata a vivere un incubo continuo a causa di me stessa. E poi mi chiedo se sarò mai capace di non rendere tutto così difficile. Lo so che la mia vita è il risultato di quello che ho compiuto. Lo so, se ho fatto tutto quello che ho fatto è perché mi andava e non mi domandavo se era giusto o sbagliato. Adesso mi guardo; il mio tempio è distrutto, decadente ed è solo colpa mia. È inutile dare la colpa a qualcuno che non c’è.

Quindi per una volta, respira senza sentirti fuori luogo, abbi pietà di te e vivi, soprattutto vivi senza domandarti cos’hai fatto di sbagliato. Non permetterti mai più di abolire l’amore “perché è una cosa che non fa per te”. E smettila sopra ogni cosa di avere paura.

Poesia n.35

Penso di essermi innamorata di te,

ma non come quando dicevo

ti amo

e dentro di me morivo.

Sono innamorata di te

come

nasce un fiore.

Confessione n.10

Mi sono dimenticata il piacere di scrivere. Mi sono dimenticata tante cose nella mia vita.

Nel frattempo ho un manoscritto in mano, sogno nel sogno. Il desiderio di una vita si è avverato.

A 15 anni mi misi in testa di scrivere un romanzo ma fino a pochi mesi fa non avevo idee. E adesso mi ritrovo con quello che posso definire una speranza sottoforma di parole. È assurdo pensare di essere riuscita ad arrivare qui, io che nella vita non porto fino in fondo praticamente niente.

Per una volta sono soddisfatta di me stessa. Certo, è un lavoro che va rifinito ancora molto, ma sono arrivata ad un traguardo che non a avrei mai pensato di raggiungere.

Benché la mia grande sfiducia in me stessa e nel genere umano, ho continuato a credere in quello che stavo facendo, e se anche nessuno apprezzerà mai il mio lavoro, ci sarò sempre io dalla mia parte.

Detto questo vado a rifugiarmi su una montagna sconosciuta e molto lontana da tutto e da tutti.

Poesia n.34

Amami o perdimi.

Nessuno può farmi guarire

Da questa malattia

Che fa così male.

Continuavo ad affogare

Ma adesso è tutto diverso.

Poesia n.33

Tante volte, sei cambiata

ma sei sempre rimasta la stessa.

Il tuo modo di soffrire

era così unico.

Non hai avuto paura

di tenere testa alle tue sofferenze.

Non hai mai voluto

lasciarti andare ad esse

ma è così che ti immagino,

appoggiata sulle tue disperazioni

come se fossero comodi cuscini

nei quali abbandonarsi.

Sei una contraddizione vivente.

O è solo la mia immaginazione

che ti rende tale…

Poesia n.32

Tu mi conosci.

Sono fatta così, ma tu mi conosci.

Cerchi qualcosa dentro di me, credo un po’ d’amore.

Quello che non sai è che sei tu che mi hai insegnato ad amare.

Anche quando mi dici

“Perché fai così? Perché mi mandi via?”

In realtà non ho mai capito

Come tu facessi a leggermi negli occhi

La tristezza

Ma ti è sempre bastato un secondo

Per riconoscere quello che provavo.

Anche oggi

Riconosci i miei desideri,

Mi riempi d’amore

Ed è tutto quello che voglio.

Poesia n.31

Tenterà

con mani di sabbia

di prendere ciò che di più piccolo c’è.

Tenterà

con poca voglia

di vincere la sfida più complessa.

Ma forse non è questo

l’atteggiamento più giusto,

ma ciò che mi sostiene

è anche ciò che mi respinge.

Poesia n.30

Quiete.

Meritarmi tutta questa calma,

in ritorno da Berlino.

La mia mente è ancora là,

forse ci vorrà un po’ prima che

ritorni da me…

Ma si sta bene anche così

senza troppi pensieri per la testa.

Poesia n.29

Sono qui, ora

tutto si è calmato

è arrivata la pace

ed io mi distendo

sul mio prato fiorito.

Mi guardo attorno – appoggio lo sguardo

sul lontano orizzonte

che fa da confine

ai miei pensieri.

Confessione n.8

Svegliarsi un giorno a Berlino, come se niente fosse successo. Alla ricerca di se stessi in un posto diverso. Forse sono nata qua, sembra una città così familiare, ma sono tutti alieni che parlano una lingua sconosciuta. Anche io sono un alieno, che parla una lingua diversa. Siamo tutti così simili, lontani da casa.

Confessione n.7

Purtroppo a volte le cose non vanno come dovrebbero andare. E se adesso mi chiedo perché ho tentato il suicidio due volte, non saprei darmi una risposta chiara. Certo, stare male (nel senso di soffrire per ogni piccola cosa) non mi ha aiutato. Ho sentito dire che quelli che hanno il mio disturbo sono estremamente sensibili, come se avessero la pelle ricoperta da ustioni, e quindi ogni volta che vanno a scontrarsi o toccare qualcosa, ne soffrono terribilmente. E io sono la prova vivente che è davvero così.

L’ultima volta che sono andata dalla mia psichiatra mi ha dato un compito, una cosa materiale da fare che poteva aiutarmi. Una cosa molto semplice, che io ancora (ovviamente) non ho fatto: andare fuori di casa da sola per 10 minuti.

C’è stato un periodo della mia vita dove uscire di casa mi spaventava al punto tale che mi venivano dei grandi attacchi di panico. Ma non si tratta di questo, adesso. Certo, ogni tanto sento ancora il cuore che batte terribilmente forte e un’ansia tremenda che mi prende la gola, ma adesso come adesso ho imparato a gestirla nel migliore dei modi.

Riesco ad uscire di casa, ma sempre accompagnata da qualcuno, perché il pensiero di uscire da sola mi spaventa enormemente. Non sono ancora riuscita a capire bene il perché, per quale stramaledetto motivo io non possa prendermi il mio cappotto e uscire da questa casa in santa pace, ma il punto è che non riesco a farlo. Vorrei poter essere libera da me stessa per una volta e affrontare la mia paura in modo coraggioso, ma è esattamente quello che non sto facendo. Semplicemente, non ci riesco.

Cosa mi spaventa a tal punto da non riuscire ad uscire di casa per un totale di 10 minuti? In fondo 10 minuti sono ben pochi, neanche il tempo di uscire che già dovrei tornare a casa, ma allo stesso tempo sono 10 minuti che mi costano una fatica assoluta.

Sarà il brutto tempo, il freddo e la pigrizia mista a qualche altra cosa che non ho ben chiara, ma io ancora non ho affrontato quei 10 minuti.

Poesia n.28

E se tutto tornasse,

il passato non ha paura

di me

scappare non serve

forse tornare

dormire nel letto

caldo

scaldato da un altro corpo

la paura va via.

Non ora

Non adesso

e se tutto tornasse

avrei paura lo stesso.

Poesia n.27

Sorrisi di plastica

Bocca impastata

Mi chiedo cosa mi hai fatto

Per rendermi così vera.

Volevo guarire

Ma tu mi hai fatto cambiare idea.

Siamo nati stanchi

E questa stanchezza ci ha seguito

Fino a qui.

Volevamo essere sinceri

Ci raccontavamo storie inventate

Che scambiavamo per realtà.

Ha tutto il sapore delle nuvole

Anche se io non so volare

Adesso potrei anche incominciare.

Confessione n.6

Forse sono riuscita a scoprire come mai mi piacciono tanto i temporali. Io sono proprio quel genere di persona che si meraviglia dell’aspetto particolare del cielo e di ogni fenomeno che lo riguarda, sarà che magari non ho niente di fondamentale da fare durante tutto l’arco della giornata, e quindi mi rimane tempo per osservarmi attorno con occhi che negano la noia. Proprio oggi ero dell’umore adatto per nuove idee, e il fare una doccia mi ha aiutato a sua volta. Allora sotto la doccia pensavo, ma io magari quando ero dentro la pancia della mamma ho avuto una predilezione particolare per i temporali perché quando lei faceva la doccia, io dentro la pancia sentivo il suono dell’acqua che mi cadeva addosso. Forse quel senso di protezione e di rilassamento che mi coglie ogni qualvolta cade dal cielo una goccia, è dovuto a questo. Ma ancora di più mi piace l’odore che si sente appena smette di piovere. In realtà l’odore in questione ho sempre creduto fosse quello della pioggia, ma non lo è. Quando le piante si ritrovano in assenza di acqua, producono degli oli per rimpiazzarla. Quando finalmente comincia a piovere le piante hanno tutta l’acqua necessaria e rilasciano questi oli nell’aria, ed è proprio il loro odore che noi scambiamo come odore della pioggia. Allora mi sembra sia tutto molto bello di nuovo e non ho più tempo per piangere e soffrire perché la mia nuova passione è l’odore che si sente dopo che ha piovuto.

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Liebster Awards tag

Ciao a tutti! Ringrazio Sara Provasi per avermi nominata in questo Tag davvero molto carino!

Le regole per partecipare sono:

  • Ringraziare il blogger che ti ha nominato
  • Rispondere alle sue domande
  • Nominare altri blogger
  • Formulare altre domande.

Ecco le domande di Sara:

  1. Quali sono le tue manie?
  2. Quali sono i tuoi hobby e interessi?
  3. Qual è il tuo piatto preferito

Risposte:

  1. Direi di non avere troppe manie, ma una di sicuro è quella di tenere sempre con me gli scontrini delle cose che ho comprato. Ho il portafoglio pieno di questi scontrini di piccoli o grandi negozi!
  2. Il mio più grande interesse è la lettura, ultimamente soprattutto di classici e gialli (che ho scoperto essere super belli!). Mi piace molto anche scrivere (per questo ho creato il mio blog) e tengo sempre un diario con me. Inoltre adoro la musica, altro grande interesse! Un’altra grande passione sono i tatuaggi e i piercing (ehm, ne ho giusto “qualcuno”).
  3. Il mio piatto preferito è assolutamente la pizza accompagnata da una buona birra.

Ed ecco le mie domande:

  • Sei felice adesso?
  • Cos’è l’amore per te?
  • Qual è la tua paura più grande?

Nomino solamente Adriano, lascio aperto il tag per chi volesse partecipare 🙂

Buona serata a tutti!

Poesia n.24

Non ci siamo accontentati

di vivere liberamente.

Dovevamo soffrire e perire

raccontarci bugie

per continuare.

Volevamo una vita degna di essere vissuta

e ci siamo trovati

a vivere una vita troppo dura per andare avanti.

Due volte

abbiamo interrotto il cammino

due volte

ci siamo rialzati.

E forse non sapevamo cosa fare

ma sapevamo di amarci

e questo bastava.famiglia

Confessione n.5

Questo è un giorno importante per il mio blog, ho scoperto tramite email di wordpress di aver compiuto il primo mese. Sinceramente sono molto colpita di essere arrivata fino a qui. Io sono una di quelle persone che tende a iniziare le cose e poi a lasciarle a metà, così almeno ho fatto fino a questo momento. So che un mese è un traguardo molto semplice, ma io sono (per una volta) soddisfatta di me stessa. Un mese è pur sempre un mese.

E poi devo aggiungere che in un così semplice lasso di tempo, ho trovato altrettante soddisfazioni pubblicando le mie poesie e pensieri. Quindi un grazie è dovuto a chi mi segue!

Auguri a questo blog che compie il suo primo mese!

Poesia n.23

Ho trascurato

con fermezza

il posto più bello che c’era.

Nei tuoi occhi

ho giurato

di averci visto la primavera.

Fingendo

di averci trovato un senso

mi sono poi trovata

in un baratro.

E adesso che ho perso tutto,

inchiostro negli occhi,

dico

che posso anche rifiorire. a5c1e63626c4dc589ab9bb3cc89b27261343538572.jpg

Confessione n.4

Ogni volta che finisco di leggere un libro, mi sento persa. Un senso di vuoto mi pervade per giorni, o fino a quando io non inizio a leggere un libro nuovo. Come diavolo è possibile? Mi viene in mente solo una spiegazione: il mio bisogno di amare.

Tutto inizia così, incomincio un libro, ne rimango rapita per qualche strana ragione, e poi mi innamoro di uno o più personaggi. Tuttavia è molto semplicistico questo modo di vedere le cose, perché non si tratta solamente di amore, ma c’è qualcosa di più. Un po’ come un bambino che appena nato riconosce l’odore della madre, e la madre di conseguenza ama quel piccolo esserino, frutto del suo amore. Di questo tipo di amore sto parlando, unico e sincero.

E così finisco con l’affezionarmi ai personaggi, li amo profondamente ed entrano nella cerchia delle “persone che hanno fatto parte della mia vita e l’hanno notevolmente migliorata”. Ma poi succede l’irreparabile, i personaggi, che avevo tanto amato, fuggono tra le mie mani e io mi sento persa e abbandonata (come se nella mia vita personale non succedesse già abbastanza frequentemente).

Le soluzioni per risolvere questo dramma sono due:

-rileggere il libro;

-incominciare un libro nuovo che sia degno di essere letto.

Non contando il fatto che ci sono libri (pochi, ma ci sono) che rileggerei all’infinito e che mi sono entrati nel cuore in ogni caso e quindi da loro non mi sento più abbandonata… mi viene da chiedermi se sono l’unica a cui capita, se sono una rincoglionita io a innamorarmi dei personaggi e a sentire tutto questo dentro di me…

Poesia n.22

Facciamo finta

che io non abbia mai sentito

la tua voce.

Facciamo finta

che colui che è innamorato,

se lo merita.

Facciamo finta

di stare tutti bene.

Ma non c’è peggior ammalato,

di colui che non prova amore.

Confessione n.3

Le giornate sembrano interminabili, mentre gli anni passano così velocemente!

Sembra un controsenso, ma questo è il modo con cui percepisco il passare del tempo. Le giornate sono lunghe e sembrano non passare mai, mentre gli anni sembrano attimi composti da ricordi infiniti.

Ci sono giorni in cui il niente prevale, altri invece dove capita tutto inesorabilmente. Giornate piene di nulla se non una grande noia, e poi tutto d’un tratto queste sensazioni scompaiono e arriva come un lampo inatteso la vita. Ma me ne accorgo sempre tardi…

Voi come percepite il tempo che passa?

Poesia n.20

Ho tentato di rapire me stessa

da questo mondo

che mi sembrava

così fragile.

Ma la mia anima

deve essere rimasta impigliata

a qualcosa,

perché sono rinata

dove c’era del terriccio umido.

 

fiore-tramonto

Libro n.1

Oggi sono qui per parlarvi del romanzo ‘Lascia dire alle ombre’ di Jess Kidd.

lascia dire alle ombre

TramaQuando Mahony, cresciuto in orfanotrofio a Dublino, torna a Molderring, quattro strade e un pub sulla costa occidentale dell’Irlanda, porta con sé solo una foto sbiadita di Orla, la madre che non ha mai conosciuto, e l’ostinato desiderio di dissipare la cortina di bugie che avvolge il villaggio. Nessuno, vivo o morto, vuole raccontare cosa è successo più di vent’anni prima alla ragazzina che l’ha dato alla luce e poi abbandonato, eppure Mahony è certo che sono in molti a conoscere la verità. Un prete che assomiglia a una donnola, l’arcigna infermiera del villaggio, una banda di alcolisti sentenziosi, una caustica attrice imparruccata al di là del tramonto decisa ad aiutare Mahony infilando tra le pieghe dell’annuale messinscena un’indagine in piena regola: sono solo alcuni dei personaggi che animano una storia nera e grottesca, sovrannaturale ma più che mai umana, che avvolge e trattiene il lettore fino all’ultima pagina.

Cosa ne penso del libro?

Trovo che sia un romanzo magnificamente immaginato. La scrittura è poetica, lirica, sublime. I personaggi sono ricchi, diversi, eccentrici e innegabilmente irlandesi. La trama è complessa, accattivante e molto divertente. Non si può chiedere di meglio! Jess Kidd è una scrittrice talentuosa ed eccezionale.

In questo libro si fondono realismo magico, umorismo e paranormale e lo fanno diventare incantevole. Nel libro si alternano la storia di Mahony e sua madre Orla, fantasmi e ombre del passato. Mahony ha il potere, come sua madre, di vedere e parlare con i fantasmi, rendendo la storia ancora più accattivante. Il ritorno di Mahony nella sua città natia suscita nei residenti un totale sconcerto, vivi e morti sembrano tutti affascinati dal modo di fare di Mahony e dall’aspetto che ha.

Un libro che mi ha fatto ridere e sorridere; a tratti un po’ violento, soprattutto nella parte iniziale e alla fine del libro, ma questo difetto viene sorpassato dalla simpatia che suscitano i personaggi quasi donchisciotteschi. 

4,5 stelle su 5 è il mio voto, consigliato apertamente!

Poesia n.19

Ricordi

di noi che ridiamo

felici sul prato del parco.

Ricordi

di noi che sbagliamo

fumando sigarette dal sapore strano.

Ricordi

di noi che ci lasciamo

andare e non ci vediamo più.

Ricordi

quando non dissero più niente

forse avevano scoperto la vera me.

ricordi

Confessione n.2

Rivangare il passato è un po’ come farsi una doccia fredda in pieno inverno, davvero poco piacevole. Vorrei buttare fuori tutto quello che ho dentro e per una buona volta smettere di pensare ai miei scheletri dentro l’armadio.

Ma siamo tutti così bravi a nasconderci, a fare in modo che gli altri vedano solo le parti che noi vogliamo fargli vedere. Tenendo ben chiuso dentro di noi quello che abbiamo passato.

Ricordo ancora quando ero perseguitata dal mostro nero – la depressione – o almeno questo era quello che in famiglia si pensava. E forse era anche vero, forse dentro di me non era ancora nato il germe della malattia che ancora combatto. Tranquilla marghe, pensavo, una volta che avrai fatto il tuo percorso psicoterapeutico e avrai preso le medicine giuste, tutto sarà passato. O almeno così pensavo. Non avrei mai immaginato cosa ancora avrei dovuto passare.

La prima psichiatra che ebbi il piacere di incontrare mi chiese cos’era la cartina geografica che avevo sul braccio (a quei tempi mi tagliavo, non perché mi facesse piacere tagliarmi o per il semplice gusto di farlo, ma perché tagliarmi mi distraeva dalla vita che conducevo e dal dolore che provavo). Da quel giorno decisi di bandire per sempre quella persona dalla mia vita. Era necessario ripercorrere la mia vita con una nuova psichiatra, ma ero disposta a tutto pur di non ritrovarmi in quelle condizioni.

Io, che credo di avere qualche esperienza nel mondo della psicologia ma soprattutto della psichiatria, posso dire che ricominciare un percorso con una nuova psichiatra non è mai cosa semplice. Soprattutto, decidere se la persona che hai di fronte possa davvero apportare un cambiamento nella tua vita o che almeno possa insegnarti a rispettare te stessa e ad aiutarti e farti capire che la vita vale la pena di essere vissuta, è difficile.

La prima dottoressa che mi aiutò veramente nel mio percorso di guarigione è la dottoressa G. – una persona che mi ha fatto capire che i demoni che combattevo non erano fuori ma dentro di me. La dottoressa G. era speciale, ma non me ne resi subito conto. Dopo averla incontrata e dopo aver fatto qualche colloquio, smisi di andarci per il semplice fatto che dentro di me ero stanca di vivere con il pensiero di incontrare settimanalmente una persona che non mi capiva (o almeno che io presumevo non mi capisse). Passai, se non ricordo male, quasi un anno a cazzeggiare, senza pensare alla mia salute mentale, e ritornai poi da lei scrivendole una mail dove le chiedevo semplicemente aiuto. Con lei ho affrontato i problemi delle allucinazioni uditive e visive, la mia tendenza alla dissociazione e agli attacchi di panico.

Un’altra persona speciale che incontrai nel mio cammino è il dottor V., unico dottore (maschio) che mi fece capire che le amicizie che avevo stretto in quel periodo erano malsane, e come dice il proverbio, meglio soli che mal accompagnati. In quel periodo iniziavamo a tratteggiare il fatto che potessi essere affetta da un disturbo mentale, ma il dottore stesso era reticente nel darmi una diagnosi. Comunque il nostro percorso si interruppe perché tentai il suicidio ingerendo psicofarmaci e tachipirina, venni ricoverata in rianimazione e poi di conseguenza in psichiatria.

Non mi soffermo su questo perché il solo pensiero mi fa rabbrividire.

L’ultima psichiatra degna di nota, è la dottoressa T., con la quale intrattengo ancora settimanalmente colloqui. Ecco, lei è una personcina davvero particolare. L’ho odiata subito, appena l’ho vista. La dottoressa T. è colei che mi ha diagnosticato il disturbo borderline di personalità, cosa che per me vuol dire tutto e niente. Tutto perché aspettavo da anni una diagnosi, niente perché non posso basare la mia vita sul fatto che mi è stato diagnosticato un disturbo mentale. Ci sono giornate in cui mi dimentico tutto quello che ho passato, riesco a vivere una vita inconsapevole della malattia che mi porto appresso. Altri giorni invece non posso fare a meno di pensarci e convivere con essa.

Fatto sta che dopo non appena 9 mesi dal mio tentato suicidio, un’altra volta tentai di togliermi la vita, questa volta mischiando ai farmici dell’alcol; venni trasportata di nuovamente in ospedale e poi in psichiatria dove rimasi per più di 2 mesi (mesi che mi sembrarono infiniti).

Devo dire che il mio secondo ricovero, forse anche per il fatto di essere stato più lungo, ha rinnovato in me la voglia di vivere come non avrei mai immaginato.

In conclusione, questo post è stato per me il più difficile da scrivere in assoluto, anche perché ancora il percorso da intraprendere è lungo, ma c’è una cosa che vorrei dire a chi mi sta leggendo. Per quanto la vita sia pesante e ti metta di fronte a un’infinita varietà di problemi, non arrendetevi. E questo non vuol dire che non dovete soffrire o provare dolore, altroché! Il dolore è stata una delle cose principali che mi ha insegnato cosa vuol dire vivere… quello che voglio dire io, è: non pensate che non ci sia nessuno accanto a voi o che sarete per sempre da soli, che nessuno vi capirà mai o che la vita è impossibile da affrontare, perché non è così. E ve lo dice una che si è arresa un sacco di volte…

Per chi non sapesse cos’è il disturbo borderline di personalità, vi lascio un video molto carino che lo spiega brevemente.

Poesia n.18

Mi nascondo nel pensiero

di una vita passata.

Non ho la certezza

di essere stata…

Tutto ha il sapore del miracolo,

i fiori, gli alberi e l’erbetta verde

che mi circondano.

Cerchi di fumo

che si innalzano dal camino della casa accanto.

Non posso sopportare di vedere tutto questo,

senza che mi venga il mente il fantasma

di settembre scorso.

Adesso che ho imparato a reggermi in piedi,

temo di cadere,

ma so per certo

che non ripeterò più gli stessi sbagli.

passato

Confessione n.1

Vorrei poter dire di non avere tempo, di essere talmente occupata da non riuscire a prendermi cura di me stessa. E invece non è così. Sono così poco indaffarata e non mi guardo allo specchio per paura di vedere qualcosa che mi fa star male. Vorrei poter prendermi cura della mia anima, che ne ha subite tante, povera… riesco semplicemente a compatirmi da sola. E invece non dovrei, perché credo di essere abbastanza forte da poter dire che sono morta e rinata per due volte.

Per due volte mi sono trovata di fronte alla morte, per due volte l’ho affrontata e ho deciso di abbandonarmi ad essa. Ma di me non era rimasto più niente.

Mi viene in mente novembre scorso, ero una bambina che gattonava, o forse nemmeno quello. Mi sono resa conto che stavo vivendo solo dopo 20 anni, e non è stato semplice. Ricominciare a parlare con le persone che più mi amavano, scoprire i miei pregi e i miei difetti, respirare aria di vita.

E adesso?

Cammino, scrivo, vivo. Non mi lascio più andare al pensiero che sia meglio farla finita perché la vita è troppo difficile e non vale la pena di essere vissuta. Ho di fianco a me delle persone speciali che mi apprezzano per quella che sono, anche se io vorrei essere diversa. C’è sempre quest’aura di dolore che accompagna ogni cosa che io faccio, ma questo è l’unico modo che ho imparato per vivere, trascinando con me tutta la sofferenza e guardando il mondo con occhi pieni di difficoltà.

Ma quando scrivo è diverso. Quando mi abbandono alla scrittura, quello stesso dolore che mi ha fatto pensare alla morte molteplici volte, lo uso come energia per andare avanti, o per reggermi in piedi. E questa, secondo me, è la vita.

Vi lascio una canzone. Buona giornata a tutti!

Marghe

Arte

L’arte che diventa vita, si illumina e si percepisce attraverso una tela.

In questo post vi mostro uno dei miei artisti (di sempre) preferiti.

Daehyun Kim (moonassi)

Kim è un artista coreano, ho trovato una sua opera nel mare dell’internet e me ne sono subito innamorata.

Ecco alcune opere:

0197P Black hole

(홀로  /  Black hole
Op. 0197P – 42 x 68 cm, 한지에 먹 / Korean ink on Korean paper, 2017)

 

0187P Property of sorrow

(슬픔의 물성  /  Property of sorrow
Op. 0187P – 29.7 x 42 cm, 종이에 잉크 / Ink on paper, 2017
inspired by the sculpture, ‘Vertumne et Pomone’ by Camille Claudel)

 

0086P Attached

(착着  /  Attached
Op. 0086P – 42 x 29.7 cm, 종이에 펜, 마커 / Pigment liner and marker on paper, 2014)

 

0083P Be (a) cause of you

(나는 너로 인하여  /  Be (a) cause of you
Op. 0083P – 42 x 29.7 cm, 종이에 펜, 마커 / Pigment liner and marker on paper, 2014)

 

Insomma, io non mi stancherei mai di osservare queste opere; ne trovate tante altre su http://www.moonassi.com/.

Fatemi sapere se queste opere che ho selezionato vi piacciono nei commenti 🙂

Buona serata a tutti!

Poesia n.17

A te

che non ti guardi mai allo specchio

per paura del tuo riflesso.

A te

e agli incubi che infestavano i tuoi sogni.

A te

che cerchi sempre di nasconderti

e gli altri dicono

“è timida!”

ma io so che è diverso

perché sei introversa.

A me

che ti guardo di nascosto

e non ti ho mai visto

e non ti ho mai cercato.

A noi

che siamo la stessa cosa,

duplice essere in un corpo solo.

Poesia n.16

Mare in tempesta

nel bicchiere.

Anima spezzata

dal troppo sentire,

dove vaghi

in questo nulla di cose?

Cerca speranza

e rabbrividisce

alla parola.

 

(Immagine mia, non presa dal web)

Poesia n.14

Un giorno una donna mi disse

“sei come un caleidoscopio”

“mi fai venire in mente Le rovine circolari di Borges”

non volli capire

ma mi stupii di quelle parole.

Adesso

è tutto così diverso,

ed è come se le sue mani

prendessero i fili della mia vita

e li dirigessero con maestria.

Poesia n.13

Pagine opache di un libro

come labbra diamantine

dalle quali non mi staccherei mai.

Non ricordo quando te ne sei andata

ma ricordo il modo in cui l’hai fatto.

Schiudo gli occhi, nevica

perii e tornai da me stessa.

Ancora una volta mi stupisco

perché non c’è nulla che faccia più male

che morire e rinascere.

Poesia n.12

Il terrore della luna nuova

rende forti gli spavaldi

e i paurosi

rinchiude in se stessi.

Il rumore dei loro passi

rimbomberà

nelle case della solitudine

e la signora

non perdonerà

il timore dei propri figli.

Il mio corpo di cenere

su cui ho soffiato

per ravvivare le fiamme

-mi sono tradita-

con queste lacrime

non più la carne brucia.

Poesia n.11

Insaziabilità dell’anima

quando leggo

il tuo corpo.

L’ordine del tempo

cercando

inquietudine nei tuoi occhi.

È sempre stato

tutto

così confortevole.

Poesia n.10

Sto guardandomi lontano

vedo il silenzio dei miei occhi

la morte del mio sospiro

il gelido fruscio delle mie mani

e trascino con questi piedi

un corpo

con le sue ombre

terrore, lacrime

miste a solitudine

che anche la sua paura la uccida…

dov’è la mia tragedia

se non

dove il mio cuore batte

e la pace del traumatizzante rombo della vita

non è ancora terminato

Quell’anima

sola, senza alcuna prigione

che vaga con le mie sembianze

e dimentica

se stessa

per amore

Non c’è nessun mare

dentro ad un isola

solo sepolta la mia speranza

di un futuro vicino

che io dovrei vedere

con occhi da cieca

che dovrei toccare

con mani da morta

che dovrei sentire

con orecchie da sorda.

Sono stanca

Sono stanca degli altri, sono stanca di me stessa, sono stanca del mio comportamento, sono stanca della tristezza, sono stanca della felicità, sono stanca di voler vivere, sono stanca di voler morire, sono stanca di volere il controllo su ogni cosa, sono stanca di lasciare che le cose accadano, sono stanca di amare, sono stanca di stare da sola, sono stanca di scrivere, sono stanca di studiare, sono stanca di dover essere simpatica, sono stanca di dover essere antipatica, sono stanca del futuro, sono stanca del passato, sono stanca delle medicine, sono stanca della mia famiglia, sono stanca di essere amata, sono stanca che gli altri mi dicano come cazzo mi devo sentire, sono stanca di dormire, sono stanca. Sono stanca.

Poesia n.8

Prende la sigaretta con la mano sinistra

con la destra si asciuga le lacrime,

dentro di lei

poca forza per continuare.

Adesso sorride ed espira

rapita all’ombra del mondo.

Si guarda attorno spaesata

non si riconosce in mezzo a tanta vita.

E poi di nuovo

si guarda allo specchio

riflesso nel vuoto

occhi che si fermano

su imperfezioni costanti.

Un sospiro lieve

tristemente

passaggio nell’assenza.

Poesia n.7

Gridando immobilità

con le lacrime in gola

proseguì il suo viaggio

costernato nel mezzo della sua schiavitù

Ed era un fiume compatto

fluido

vorticoso

esattamente come in una battaglia

animata solamente

d’uomini senz’armi.

Poesia n.6

Sono come

intrappolata nel mio stesso corpo.

Sono come

schiacciata dal peso della mia stessa anima.

Sono come

coperta da una brezza leggera.

Sono come sono,

essere e divenire;

arco bianco in mezzo al cielo.

A mia nonna

Vorrei dedicarti queste parole, a te che soffri di diarrea verbale. A te che sei piena di acciacchi, un giorno ti gira la testa e l’altro hai male al ginocchio. Ti ascolto parlare, non lasci mai che gli altri si intromettano tra te e il tuo discorso, fai in modo di proseguire con scioltezza lasciando lo spazio solamente a qualche “Sì” o “hai ragione” sporadico. Per me è perfetto, perché come dici sempre, sono “così silenziosa e introversa”… è questo il bello della mia nonna, non mi devo sforzare di essere qualcuno che non sono, perché tanto lei mi accetta in ogni modo. Che io sia vegana o vegetariana (fasi che mi hai visto attraversare), a te non importava, benché mi nutrissi in qualche modo. E poi la cosa più speciale, a te che sei rimasta la mia unica nonna, sono anni che ci scriviamo lettere. Lettere vere e proprie, come si faceva una volta. Non abbiamo bisogno dell’immediatezza di un messaggio, ma ci diamo queste lettere piene di problemi e di parole di incoraggiamento. Quindi grazie di tutto nonna, ogni giorno insieme a te è speciale, e io sono contenta di poterlo condividere con te.

Sylvia Plath, Ariel

“Stasi nel buio. Poi
l’insostanziale azzurro
versarsi di vette e distanze.
Leonessa di Dio,
come in una ci evolviamo,
perno di calcagni e ginocchi! –
La ruga
s’incide e si cancella, sorella
al bruno arco
del collo che non posso serrare,
bacche
occhiodimoro oscuri
lanciano ami –
Boccate di un nero dolce sangue,
ombre.
Qualcos’altro
mi tira su nell’aria –
cosce, capelli;
dai miei calcagni si squama.
Bianca
godiva, mi spoglio –
morte mani, morte stringenze.
E adesso io
spumeggio al grano, scintillio di mari.
Il pianto del bambino
nel muro si liquefà.
E io
sono la freccia,
la rugiada che vola
suicida, in una con la spinta
dentro il rosso
occhio cratere del mattino.”

Racconto n.1

Questo racconto che presto leggerete, è un semplice racconto che scrissi alla tenera età di 15 anni. Abbiate pietà per me, so che sarà pieno di errori grossolani e che la storia non è avvincente, ma a me piace. Mi ricorda quando ancora ero innamorata…

 

I giorni diversi.

Il fatto che fossi lesbica veramente e lei me lo chiedesse scherzando mi fece emettere un risolino isterico. La guardo seriamente e con un sorriso leggero dico:” Si, sono lesbica. Qualche problema?”. Scoppia a ridere e io rido con lei. Gioco con il bordo della mia giacca nera. Alice si gira verso di me e mi guarda con gli occhi spalancati. La prof continua a spiegare cercando di non mostrare la sua rabbia. Non sopporta quando non l’ascoltiamo.

Cammino per il corridoio lungo. È un altro giorno, un altro merdoso giorno. Sbadiglio sonoramente mentre mi dirigo verso la classe, sono un po’ in ritardo, ma ho il posto assicurato nei banchi dietro, perché la mia amica me lo tiene sempre. Appena entrata mi giro verso la prof e le chiedo scusa per il ritardo. Fa un sorriso amaro.

Cosa significa?

I miei occhi percepiscono che sono sola, ma sono in classe e dovrebbero esserci anche tutti i miei compagni. Dove sono tutti? Rimango a bocca aperta, perché non è possibile. Sono sola. Sto delirando. Non sono sola è la risposta razionale. Ma guardare la realtà con questi occhi non mi porta alla verità. Perché so di essere da sola. La classe è vuota.

Dai lati della stanza escono delle sbarre in metallo e io vengo chiusa dentro ad una gabbia. Tutto cade, tutto tranne le sbarre fredde su cui mi appoggio sentendo il mio cuore fermarsi. Sono stremata, senza forze. Riesco a malapena a reggermi in piedi. Il posto in cui mi ritrovo non è la mia scuola, sembra piuttosto, il nulla. Davanti a me arriva camminando la mia amica. Il suo volto è scuro e non riesco a capire quello che pensa. “Mi fai… schifo…” sussurra avvicinando il viso verso il mio orecchio. “ Che cosa succede?” chiedo non capendo. “ E a te che importa? Sei malata, hai dei problemi, devi morire. Non ti basta come risposta?” mi risponde facendo delle smorfie con il viso. La guardo con le lacrime che scendono e sbattono a terra. Storce il naso e mi sputa in faccia. Va via lasciandomi sola. Mio zio arriva con gli occhi bassi, mi guarda ma non parla. “Zio, zio, ti prego, aiutami!” urlo con la poca forza che mi è rimasta. Guarda verso di me, ma sembra che i suoi occhi non mi vedano. “… già andando…” dice fra sé e sé. Preme le dita sulle palpebre e anche lui sparisce nel nulla. Passo notti e giorni, completamente sola. Non ho fame né sete. Sentirmi così ripudiata da tutti mi spezza il cuore. Il giorno sta diventando scuro come la notte, io mi sento sempre più chiusa dentro questa gabbia. Piango lacrime piene di sangue.  Le persone iniziano ad essere sempre di più, ormai 5 ogni giorno, poi 10, poi 20… ci sono anche persone che non conosco. Si ripete sempre la stessa scena. Sembrano non vedermi ma si fermano comunque davanti alla mia gabbia, pronunciano le stesse parole di odio e se ne vanno schifati. Mi chiedo cos’ho fatto di male. Mi chiedo perché. L’ultimo giorno, allo stremo delle forze, striscio a terra e mi aggrappo ad una sbarra. Deglutisco, capendo. Mi distendo, guardo il cielo scuro senza stelle. Non morirà e non nascerà nessuna stella per me. Nessuna. Ma il suo sorriso e i suoi occhi sono ciò che amo. E il mio amore non ha sesso. Il mio amore è libero e veleggia e scivola e si capovolge. Il peso dell’amore è talmente forte che mi schiaccia a terra e mi butta giù…

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